In linea di massima non mi sento mai una vittima

Riflettendo sul significato della parola vittima mi sono resa conto che ho subito pensato al femminile.

Cercando nei miei ricordi mi sono concentrata sulle situazioni in cui mi sono sentita una vittima, e senza volerlo sono riaffiorate solo situazioni legate al fatto di essere donna.
Ti viene in mente quella volta in cui ti hanno fischiato o toccato il sedere, quella volta che ti hanno palpeggiato, quella volta di quel brutto ceffo che ti seguiva, quella volta che ti hanno chiesto: “Bella quanto vuoi per farmi fare un giro con te?

Nei miei pensieri inizia la battaglia.

Due fazioni si affrontano: uomini contro donne. Uomini che non sanno come comportarsi con le donne. Uomini brutti che a causa della loro bruttezza (spirituale) non possono altro che fare i maiali e provarci con le donne sconosciute. E quella volta la malcapitata donna ero io...

Voglio combattere con l’esercito delle donne?
Non so neanche se ne faccio già parte. Per adesso mi sento una ragazza! Una ragazza vittima? Nah.
Quegli uomini non mi fanno paura. Mi piace quasi affrontarli. Possibilmente spaventarli. Anche se non ci riesco quasi mai.

Quando l’altro giorno alla stazione un vecchio signore mi ha fermato aggrappandosi alla mia mano per poi dirmi qualche schifezza, non mi sono spaventata. Mi sono schifata, ma non ho saputo cosa rispondere. Quando mi succede e ci ripenso, fantastico nella mente tutte le possibili brillanti risposte che avrei potuto dare.
Ma sul momento niente.
Nella mia testa sono brillante e disinvolta, una supereroina che difende le donne maltrattate del mondo.
Nella realtà mi blocco, mi sorprendo.
Mi sorprendo che un vecchio che potrebbe essere mio nonno si diverta a farlo.
Mi blocco perché alla fine è sempre un vecchio, un vecchio porco, magari anche già rimbecillito. E anche se gli rispondessi probabilmente non cambierebbe niente. Magari se lo dimenticherebbe dopo dieci minuti.

La ragazza che mi anima si infervora e vorrebbe cambiare le cose.

La donna, che malgrado tutto ho accettato di far entrare dentro di me, la calma e la fa ragionare. Non si possono cambiare le cose. Il mondo va così (devo ammettere che il mio alter ego donna è molto fatalista).

La ragazza idealista le risponde: “Io non sarò mai una vittima”. Ma si sa i ragazzi parlano senza pensare.

Quando mi fermo un secondo a riflettere in realtà non mi sento per niente vittima di un sistema maschilista, non penso che gli uomini siano dei privilegiati.
Ma inconsciamente non ne sono così sicura.
Quando si sottointende che debba rispettare ruoli esclusivamente femminili mi indigno, quando la nonna del mio fidanzato mi insegna come lavargli le magliette mi arrabbio, quando lui taglia la legna, ripara le cose e fa quelle cose tradizionalmente considerate da uomo, lo trovo normale.

Una Falsa femminista? Una pigrona?

Trovo giusto che l’uomo pulisca quanto e se possibile anche più di me, ma non mi interesso mai a nessun tipo di motore o decespugliatore.

Lo ammetto sono una Falsa femminista.

Una femminista per convenienza.

A questo punto confondo le cose.
Gli uomini brutti con gli uomini in genere.
L’essere donna con l’essere per forza una vittima.
L’essere una donna con l’essere femminista.

In conclusione non so cosa riservi il futuro e non sono pronta. Non sono pronta a essere una donna che pulisce, che fa figli. Non sono pronta a essere una donna femminista che crede nell'uguaglianza e alle sue conseguenze ( ovvero imparare ad usare il decespugliatore).

Ma di sicuro non voglio essere una donna vittima.

 

Irene Cornaglia