Polaris nel Cuneese

A Cuneo il Progetto Polaris combina attività molto diverse che vanno dai laboratori nelle scuole, all’educativa di strada fino al conseguimento di una presa in carico sia educativa che psicologica dei ragazzi che sono nelle mani di giustizia in collaborazione con il Consorzio Socio-Assistenziale del Cuneese

Polaris nel cuneese è un progetto del C.S.A.C., Consorzio Socio Assistenziale del Cuneese. Questo progetto interviene principalmente in tre aree:

1. AREA PREVENZIONE

  • attraverso dei laboratori nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi a temi come la giustizia e la delinquenza e per prevenire comportamenti considerati scorretti ed illegali con particolare attenzione alle classi nelle quali si sono verificati eventuali atti illeciti.
  • attraverso il potenziamento dell’educativa di strada al fine di presidiare essere maggiormente presenti sul territori frequentati da giovani in potenziali situazioni di rischio in modo da fornire a questi ragazzi degli strumenti utili per dare una svolta diversa al loro quotidiano.

 

2. AREA PREVENZIONE DEL PENALE

  • attività nei quartieri a rischio: l’idea è quella di rendere i ragazzi protagonisti di iniziative, attività e luoghi, sopratutto i quei quartieri ritenuti a rischio. Per fare ciò si intende lavorare assieme alle realtà educative del territorio. Un ulteriore contributo è identificato nell’educativa di strada, che, grazie agli educatori di strada, aiuta i ragazzi a vivere positivamente e costruttivamente, allontanandosi da eventuali strade di devianza.
  • Il tavoli di lavoro per operare sinergicamente con i soggetti coinvolti sul territorio. L’obiettivo è quello di rafforzare e migliorare un sistema coordinato e articolato di interventi a favore dei minori e giovani adulti del circuito penale minorile.

 

3. AREA RIPARAZIONE E PENALE

  • La presa in carico educativa è un’attività che ha l’obiettivo di seguire i ragazzi nella fase precedente all’udienza del giudice. Prendere in carico i ragazzi, il prima possibile dalla commissione del reato, permette di aiutarli a strutturare i loro percorsi di vita in maniera costruttiva, per esempio attraverso il conseguimento di un diploma o la ricerca di un lavoro o tirocinio. Tale presa in carico viene quindi comunicata al Tribunale, al fine di essere considerata nell’ambito della valutazione sul caso. La presa in carico in tempi rapidi, inoltre, impedisce la demotivazione dei ragazzi frequentemente riscontrata a causa dei lunghi tempi burocratici. Quest’attesa porta ad una convinzione di impunità nonostante la denuncia e le affermazioni degli adulti. Al fine di ovviare a questo atteggiamento si prevede di avviare le attività socialmente utili (A.U.S.) prima dell’udienza, tenendone conto al momento del processo.
    Una presa in carico di questo tipo può incidere positivamente sui percorsi di vita, contrastando la recidiva e incidendo sui fattori personali e sociali alla base della commissione di reati e sviluppare la considerazione e la responsabilità verso la vittima di reato.
  • La presa in carico psicologica ha l’obiettivo di creare maggiore consapevolezza del valore della messa alla prova o delle attività utili socialmente (A.U.S.). Vuole inoltre indagare sulla reale motivazione a svolgere una messa alla prova (M.A.P.) e sulle proposte educative più adeguate al soggetto coinvolto. La presa in carico educativa e psicologica sono, quindi, da considerarsi come interventi di responsabilizzazione e di riparazione per sviluppare maggiormente nel minore e nella sua famiglia il senso critico e la considerazione delle conseguente delle proprie azioni, anche ed in particolare nell’ambito della mediazione penale verso la vittima e la collettività.